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Ricordo quando scrissi questa lettera immaginaria, che poi è molto reale, solo che non l’ho mai spedita. L’amico a cui mi riferisco è realissimo e ancora oggi ci lega una profonda e sincera amicizia.

Questo pezzo risulta da sempe il più letto e spesso mi sono chiesta il perchè. Non è poesia. Non è racconto. E’ una lettera che avrei potuto spedire, ma che non ho mai spedito.

Ho riletto dopo tanti anni l’altro pezzo in cui parlavo di lui. Sono emozioni che rimangono.

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Carissimo amico mio,

vorrei abbracciarti forte, asciugare le lacrime del tuo cuore e donare un sorriso alle tue domande. Vorrei avere il coraggio di alzare quella cornetta, ma ti conosco e so che la tua timidezza creerebbe un gelo. Noi, che nella nostra diversa diversità, siamo così vicini.

Lo so che tu mi chiederesti perchè il Dio in cui credo porta malattia e morte in questo suo regno. Perchè porta sofferenza tra questi suoi figli. E io ti risponderei: Non è lui che semina sofferenza, morte, dolore. Lui però ci dono la forza e l’energia per andare avanti, con dignità e sorriso. E tu mi guarderesti con quell’aria dubbiosa.

Oggi, quando ho ricevuto il tuo messaggio, avrei pianto. Mi sono messa nei tuoi panni e ho provato una tristezza infinita, un senso di vuoto, un senso di qcn che è rimasto senza una parte di sè. E’ la sensazione che proverò un giorno, spero lontanissimo, quando quel messaggio lo manderò io a te.

Non so amico se avrò il coraggio più tardi di chiamarti. Forse a me farebbe piacere se tu lo facessi, ma non so se io ce la faccio.

Ti abbraccio amico mio e ti sono vicino.

Questo è il mio amico:

 

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