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Sta scendendo la sera. Il vento soffia forte. La porta finestra è aperta e forte entra il profumo dei gelsomini. Mi volto velocemente verso il terrazzo e il mio sguardo è catturato da un pino.

Alto, sottile, terribilmente storto. Il vento lo spinge a destra e poi a sinistra. E lui è li, dall’aria triste, dall’aria sola. Lo vedo triste e solo. Io lo vedo così.

In cima un piccolo spiraglio di luce, in questo cielo grigio.

Mi sembra un vecchietto che non riesce a stare dritto, ma cerca con tutto se stesso di camminare, in questa città fatta di cemento.

Sensazione di una dolce tristezza. Sensazione di una tristezza metropolitana, dove nessuno si accorge dell’altro.

E quel pino è li,

come tanti di noi e nessuno si accorge dell’altro.

E quel pino

puoi essere tu, posso essere io, ora o fra cent’anni.

E quel pino…

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