Ma IO come sono veramente?
Ieri, parlando con mia Zia Dida, mi sono chiesta: ma io come sono veramente???
Lei infatti mi diceva che gli altri non mi vedono come io mi vedo, ma mi percepiscono diversamente. Si, ma diversamente da cosa? Io come sono in effetti? Che percezione hanno gli altri di me?
Magari gli altri non mi vedono carina e simpatica come io penso di essere. Forse questa è solo una mia presuzione.
Oggi io mi vedo così
Lulu
Qui Lucrezia eri piccolina…cara ve che tenera…
Questa è la più recente, luglio 2008 in sardegna con ALESSANDRO
—–
Questa è dell’estate 2007
e anche questa…questo vestitino te l’ho regalato io per i tuoi 4 anni…
Lulu, come ti ho detto l’altra sera quando siamo andate a mangiare al Mac sei davvero bellissima, e assomigli sempre di più alla tua mamma (con i capelli del papà)…
La cosa carina è che mi chiami la tua amica bimba grande…ma io sono veramente così…stordita e ti voglio tanto bene cucciola…a te e alla tua mamma…sei e rimarrai sempre la mia bimba preferit…un bacio a te Lucrezia…
Io da bambina
Ero una bambina molto bella e sempre vestita da bambolina, poi ero un vero maschiaccio. Se c’erano bambini che giocavano io facevo i dispetti e se qualcuno mi picchiava io picchiavo più forte. Bambolina fuori. Maschiaccio dentro.
Non mi sentivo diversa, questo no (ero già sicura di me da piccola) ma ci rimanevo male perchè avevo pochi giocattoli, perchè i miei genitori non mi difendevano mai. Ma i complessi non sapevo cosa fossero.
Non mi ricordo molto di quando ero bambina, ma dovevo essere una tipina niente male.
A scuola ero un disastro e non solo perchè la maestra pensava che fossi ritardata, ma perchè tutto quello che faceva in classe mi annoiava. Non avevo amichette, ma i miei genitori non facevano certo in modo di farmi giocare con i miei compagni di classe. Giocavo con Michela la mia vicina di casa e con Alda e Martina, che prima abitavano nel nostro palazzo e poi si sono trasferite. Quando i nostri genitori hanno litigato tra loro io, mamma e Alberto ne abbiamo sofferto moltissimo.
Io da bambina andavo a nuoto con Alberto e mi piaceva molto.
Io da bambina ero sempre sorridente, poi è iniziata la fase in cui ho messo il muso e non sorridevo mai.
La mia maestra
La mia maestra pensava che arrivassi fino a mercoledì e quando l’ha detto a mia mamma lei ha pianto. (io fino a mercoledì, ma che gente è autorizzata a insegnare e cosa insegna ai nostri bambini?)
La mia maestra pensava che non fossi portata per nulla (io non portata per nulla?) e che avessi problemi a socializzare (io problemi a socializzare?)
Ha persino detto alla mia mamma di portarmi dallo spichiatra che per tutta risposta ha detto alla mia mamma che ci sarebbe dovuta andare la maestra dallo psichiatra.
In classe facevo confusione, mi annoiavo, non ero certo quella che si potesse definire una bambina calma e tranquilla, ma a detta dello psichiatra avevo un’intelligenza molto acuta, a me bastava pochissimo per apprendere, e avevo una memoria eccezionale.
La mia maestra continuava a pensare che io arrivassi fino a mercoledì. (e lei fino a che giorno arrivava)
Quando mi sono laureata a pieni voti in 4 anni (con tanto di Erasmus in Germania) (anche la maturità non era andata niente male) mi ha telefonato (io non l’ho certo informata) e mi ha detto: Con te ho veramente sbagliato tutto.
La mia maestra.
La mia infanzia
Ricordi sfocati nella mia mente.
Vacanze al mare. Resto dell’estate su in campagna.
Educazione severa. (penso di aver più preso più botte io di Ivan il Terribile, ma servono a qualcosa)
Ricordi sfocati.
Mamma dolcissima che adoravamo e adoriamo. Tutto ci concedeva.
Papà severo ancora oggi temuto da tutti, ma non da me.
Ricordi sfocati.
Bambina felice, ma diversa, diversa da tutti i bambini normali.
Monica, sei un terremoto
Monica, sei un terremoto.
La mia prima estate al mare. Maggio del ‘73. A dire dei miei devo aver mangiato più sabbia che altro, e poi ridevo.
La mia mamma e la mia zia Mariolina (sorella della mia mamma nochè da sempre la mia zia preferita) mi hanno sempre raccontato che su a Barchi dal nonno ero un terremoto. Mangiavo tutto quello che trovavo, dai mozziconi di sigaretta alle cacche delle galline. E ridevo…
Non stavo mai ferma. Non facevo nulla di quello che mi veniva detto. Combinavo un sacco di guai. E ridevo.
Tutti mi adoravano. Ridevo sempre. Ma ero un vero terremoto.
Sono rimasta tale.
Oggi che sono grande rimango come quando ero piccola.
Lucrezia, la bimba della mia amica Lara mi chiama amica Bimba Grande. Non riesce a capire perchè guido e vado in giro da sola, perchè nella sua mente sono come lei che di anni ne ha fatti 5 il 2 Maggio e come le sue amichette dell’asilo.
Oggi sono ancora così.
Ho lo spirito di quando ero bambina.
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